3 Agosto, 2010
Vent’anni dopo la Bolognina, recensione di Massimo Negri
Tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, Achille Occhetto reagisce improvvisamente....
Cari amici di Welfare Cremona,
tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, Achille Occhetto reagisce improvvisamente
con la “svolta” della Bolognina, che prende il nome dall’omonima sezione bolognese del Pci
dove il 12 novembre 1989 il segretario mette di fatto la parola fine alla vita del suo partito,
gettando le basi per la nascita, col Congresso di Rimini del 1991, del Partito Democratico
della Sinistra (Pds). La svolta ha anche un riflesso simbolico. Viene scelta la quercia con, alle sue radici, la falce e il martello. Passeranno sette anni per assistere, con gli Stati Generali della Sinistra, convocati a Firenze nel 1998, al passaggio dal Pds ai Democratici di Sinistra (Ds) e ad un’altra importante modifica: alle radici della quercia, al posto del simbolo del Pci è collocata la rosa del socialismo europeo. Infine, nel 2004, su iniziativa congiunta dei dirigenti già socialisti, Spini, Ruffolo e Benvenuto e dei dirigenti già comunisti Reichlin e Trentin, si prepara un appello perché nel simbolo del partito sia scritto per esteso il nome del Partito Socialista Europeo al posto del lillipuziano Pse. Proposta che il Congresso di Roma del 2005 accoglie all’unanimità. Opportunamente, Valdo Spini, in una nota a pag. 56 del suo libro “Vent’anni dopo la Bolognina” (ed. Rubbettino), riferisce che, nella notte dell’approvazione, il futuro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli disse: “Bene, molto bene, ma probabilmente questa cosa viene fuori tempo … il momento migliore per farla sarebbe stato quando il Psi era ancora in piedi e il Pds era ancora un grande partito … tu hai fatto bene, ma è troppo tardi”.
Favorito da una preziosa Appendice sui nomi e i simboli della II Repubblica, mi sono soffermato
sull’evoluzione del Pci a Pds e poi a Ds perché mi è parso che, nella valutazione delle politiche di quegli anni, Valdo Spini giunga melanconicamente ad osservare il “paradosso filosofico del piè veloce Achille che non riesce mai a raggiungere la tartaruga: così l’ex Pci e la socialdemocrazia europea non riescono mai a sintonizzarsi contemporaneamente”. E il rimpianto di ciò che poteva essere - un classico partito socialista all’europea – e invece non è stato è, forse, alla base della (sinora) mancata adesione di Valdo Spini al Pd, formatosi su “altra prospettiva”, già delineata nell’Ulivo da Beniamino Andreatta, proseguita dal suo allievo Romano Prodi e sostenuta, sin dall’inizio, da Walter Veltroni, eletto con le primarie del 14 ottobre 2007 primo segretario del Pd.
Non tutto è perduto. L’autore non si è ritirato a vita privata. Ha a cuore il destino del centrosinistra
e, nel suo testo, offre la sua esperienza per riflettere su vari temi cruciali per la vita del Paese,
dalla laicità all’ambiente, dalla legalità alla giustizia sociale. In campo fiscale, ad esempio, senza perifrasi, non risparmia critiche a due strumenti – l’Irap e gli studi di settore – che, colpendo in modo spesso indiscriminato le imprese, hanno generato sfiducia verso lo Stato e, politicamente, allontanato il ceto imprenditoriale del Nord dalla sinistra. In linea con quanto sopra, Spini pone l’enfasi sul tema del lavoro per ribadire che un moderno partito riformista privilegia l’economia reale, promuovendo e tutelando sia il lavoro dipendente sia il lavoro autonomo. L’importante è proporsi con un piano credibile di riforme per lo sviluppo, quale storicamente il centrosinistra ha dimostrato di saper fare negli anni Sessanta, nella purtroppo breve parentesi del governo Ciampi (1993-1994) e nel governo Prodi (1996-1998) del meritorio aggancio all’euro.
La conclusione del libro accenna a una costituente tra il Pd e le forze della sinistra disponibili,
per ricominciare daccapo. Sobriamente, Spini, apre pure ai giovani del Pd che vedremo alla prova. Superati i contenitori del Novecento, è mia opinione che se il Pd vuole essere il partito riformista del Duemila, è bene che si confronti con le idee espresse da Valdo Spini, vent’anni dopo la Bolognina.



Twitter
Facebook